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Mar 11

L' AMMITI DI SAN GIUSEPPI

L' AMMITI DI SAN GIUSEPPI

by ania78

In: Sapevi che...?

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Tra le molte feste popolari, la celebrazione di San Giuseppe è quella che meglio di tutte conserva un sapore antico, e presenta una serie di rituali a noi pervenuti quasi intatti attraverso i secoli.
Si va dalla processione con il simulacro del Santo alla classica “fiaccolata”, ossia la sfilata per le vie del Paese dei fedeli che recitano le lodi del Santo portando in mano le fiaccole che alla fine vengono gettate in un unico grande fuoco: la cosiddetta “Vampata”. In tempi passati ciascuna famiglia del paese era solita accendere dei fuochi davanti alla propria abitazione, cosicché vi erano diverse piccole Vampate.
Ma il culmine della celebrazione in onore di San Giuseppe è certamente rappresentato dal cosiddetto “Ammitu di San Giuseppe”.
Nella tradizione popolare, chi ha ottenuto una grazia o spera nell’intercessione del Santo, usa preparare il “Pranzo Sacro” che viene offerto alla Sacra Famiglia, impersonata da tre persone originariamente scelte tra le famiglie bisognose del paese. 
San Giuseppe infatti oltre ad essere il protettore degli orfani e delle ragazze nubili, protegge soprattutto i poveri. Date le condizioni di indigenza generalizzata in cui in tempi antichi si trovava la gente del popolo, si capisce come il devoto che offriva la cena di San Giuseppe compisse un vero sacrificio nell’offrire a quei tre estranei una quantità di vivande sufficiente a sfamare l’intera famiglia per settimane. Sfamare tre persone povere lasciava infatti sperare in un ritorno di quel dono sia in termini di grazia divina che di abbondanza di raccolto. Per cui affinché la sperata ricompensa fosse maggiore bisognava offrire il maggior numero possibile di pietanze.
Le pietanze offerte al santo sono circa 100, in origine si trattava di cibi semplici preparati con i prodotti che la terra offre ovvero cavolfiori, asparagi, uova, legumi, nel corso degli anni si sono aggiunte anche pietanze più elaborate e ricette più moderne. 
Dunque l’Ammitu nato originariamente come l’atto d’amore di un singolo o di una sola famiglia col passare del tempo è andato radicandosi e diffondendosi fino a diventare, una vera e propria tradizione.
Tra i vari paesi in provincia di Trapani, ricordiamo che a Dattilo si usa preparare nella Piazza principale una struttura in legno a forma di chiesetta, la quale viene addobbata con infinita pazienza e perizia con foglie di alloro, arance, limoni, la “murtidda” e i famosi pani votivi di S. Giuseppe.
I pani vengono preparati con un semplice impasto di acqua, farina e sale, sapientemente lavorati dalle abili mani esperte delle donne che con strumenti semplicissimi come un ditale, un coltellino, delle pinzette o il cosiddetto “pizzica-pizzica” riescono a realizzare dei veri e propri capolavori.
Le forme più comuni che vengono preparate sono quelle che richiamano la natura, i fiori, le piante, gli animali o le forme della religiosità cristiana, angeli e simboli della fede.
Sul piccolo altare a tre piani che viene allestito all’interno della struttura in legno non possono mancare i particolari pani che hanno dei significati ben precisi: sul gradino più basso vengono collocati tre grossi pani incredibilmente lavorati, corrispondenti ai tre Santi: al centro viene posto il “Cucciddatu”, a forma di stella, decorato con una grande G che sta per Gesù, che viene infatti dato in dono al bambino che rappresenta Gesù; a destra del Cucciddatu viene posto un altro pane detto “Parma”, in ricordo della palma da datteri che nutrì la Madonna durante la fuga in Egitto, che è destinato alla persona che rappresenta Maria; al lato opposto si trova il “Vastuni”, pane a forma di bastone ricurvo all’estremità superiore destinato a chi rappresenta S. Giuseppe, decorato con un giglio, simbolo della purezza.
Sull’altare non devono poi mancare: la “Spera” ossia l’ostensorio, che simboleggia l’Eucaristia, il “Calice”, le ampolle con l’acqua e il vino, due Angeli oranti, le spighe e l’uva. L’altare viene inoltre decorato con candelabri, anch’essi di pasta, e in una boccia di cristallo non possono mancare i pesci che nella tradizione cristiana, sin dai primi secoli, hanno sempre rappresentato l’innocenza. Ai piedi dell’altare un agnellino, anch’esso di pane e cartapesta mentre sullo sfondo una riproduzione oleografica della Sacra Famiglia.
Per quanto riguarda il rituale il giorno della festa si esce in processione con i tre personaggi rappresentanti la Sacra Famiglia: Maria e il Bambino in groppa ad un asinello e San Giuseppe che tiene in mano le redini. I tre cominciano a bussare alle porte delle case dando vita alle cosiddette “tuppuliate” in cui i tre poveri pellegrini cercano alloggio per la notte; dopo una serie di rifiuti i tre giunti al luogo dove si tiene l’Ammitu vengono accolti e fatti accomodare.
Qui colui che impersona il padrone di casa, munito di una brocca contenente dell’acqua, di bacinella e di una tovaglia di lino da inizio all’Ammitu, detergendo e baciando le mani dei tre Santi .Quindi si procede con le varie pietanze che vengono portate dalle donne ai servitori, i quali provvedono ad imboccare i Santi. 
Ciascuna portata è annunciata e accompagnata dalla formula “Viva Gesù, Giuseppe e Maria”. I tre personaggi si limitano solo ad assaggiare le pietanze e il resto viene offerto agli astanti i quali non possono che accettare di buon grado visto che un eventuale diniego equivarrebbe ad un rifiuto della Grazia Divina.
Ormai da anni durante la cerimonia per tutto il pomeriggio vengono recitate da un cantastorie poesie e canzoni in dialetto siciliano in onore del Santo che prendono il nome di “Parti di San Giuseppe”.
Alla fine dell’ ”Ammitu” i pani che allestiscono il palco, precedentemente benedetti dal Sacerdote vengono divisi tra tutti gli intervenuti.

Fonte: Pro Loco Dattilo

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