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La Chiesa di S. Domenico

La Chiesa di S. Domenico

by Salvatore Di Fazio

In: Storia

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La chiesa di S. Domenico già oratorio di S. Maria la nuova, venne concessa ai PP. Domenicani nell'anno 1289 dal re Giacomo di Aragona assieme al progetto adiacente, che sovrasta alla città antica. Riformata ed ingrandita, in gran parte a spese del regio erario, la chiesa venne eletta in cappella reale e dotata di bastevoli rendite.

Sul tetto della chiesa il re faceva dipingere le insegne del regno e quelle del Comune di Trapani, con sotto queste parole, che riprodotte, ancora si leggono: Ordo regalis veridicus atque fidelis.

Nei primi anni la chiesa conservò il nome di S. Maria la Nuova, e i Domenicani, detti anche PP. Predicatori, prendendone possesso vi trasportarono e collocarono in una cappella il simulacro in legno del Crocifisso, che, come è fama, essi avevano portato dalla Palestina, e che in città aveva già acquistato grande culto e devozione. In seguito la chiesa prese il nome del santo protettore dell'ordine al quale apparteneva, e i Domenicani, per memoria che colà vi erano stati sepolti Teoboldo re di Navarra, Isabella di lui moglie, Elisabetta regina di Francia, Guglielmo conte di fiandra ed altri personaggi reali, morti in Trapani di peste nel ritorno fatto da Tunisi con Carlo d'Angiò, fecero scolpire una lapide, che fu collocatauna parete del cappellone, e precisamente nel lato detto delvangelo.

Nel 1318 nella stessa chiesa vi fu sepolto l'infante Manfredi figlio del re Federico II morto in Trapani nella pianura volgarmente detta la Rena per una caduta accidentale da cavallo. L'avello di questo principe fu posto pure nell'altare maggiore, al lato opposto della lapide anzidetta, in luogo alto, secondo il costume di quei tempi e consistette in un urna di legno dorato, sotto la quale fu scritta un'epigrafe in latino.

Essendo la chiesa cappella reale, godeva anche il privilegio che tutte le funzioni reali, sia di gioia che di lutto, dovevano ivi celebrarsi; questo privilegio durò ben cinque secoli, malgrado le opposizioni dei Giurati, che pretendevano che venisse conferita alla chiesa di S. Agostino, duomo della città e ove aveva giurato l'imperatore Carlo V.

E' tradizione che nella chiesa di S. Domenico si conservassero le reliquie di S. Vincenzo Ferreri e di S. Orsola vergine e martire, acquistate dai Domenicani.

La chiesa è ad una sola navata, grande pulita e ben arieggiata; essa fu restaurata ed abbellita varie volte, non solo a spese del regio erario, ma altresì dei fedeli e devoti trapanesi, fra i quali ricordiamo la famiglia Sieripepoli e la signora Benvenuta Ferro moglie di Berardo XVII.

Dopo la soppressione degli ordini monastici la chiesa fu acquistata dal municipio, che la privò di molte pitture e sculture pregevolissime, che oggi si conservano al museo.

Fra le pitture rimastevi notiamo: un quadro di S. Pietro martire, opera di Andrea Carreca, che rappresenta S. Pietro in atto di essere trucidato da un sicario; i quadri di San Domenico, di S. Caterina da Sienae di S. Tommaso d'Aquino,che quantunque di sconosciuti pittori, pure sono opere pregevoli; il quadro di S. Raimondo da Pennafortopera di Vito Carrera e il quadro di S. Ludovico Beltrando di Pietro dell'aquila palermitano, che ivi, ai piedi del Santo, rappresentò pure se stesso in atto di pregare con tutta la sua famiglia.

Nelle pareti laterali della cappella del crocifisso ci sono due grandi quadri del Sac. Rosario Matera: uno di essi rappresenta il sacrificio di Abramo, l'altro Mosè che mostra il serpente di bronzo al popolo languente nel deserto. Questa cappella incavata, grande e bella venne ricostruita verso la metà del secolo XVIII su disegno dell'architetto Giovanni Amico: e adornata di colonne marmoree con capitelli d'ordine corinzio e di altri marmi di vario colore. Sull'altare vi è collocato il famoso Crocifisso in legno, rinomato per la sua antichità, tanto che si vuole fosse stato scolpito da S. Nicodemo, ossia di quel Discepolo che scese Gesù dalla croce e molto si adoperò per dargli sepoltura. Sulle spalle del Cristo vi è una fenditura, ove sono riposte alcune reliquie, che si dice essere appartenute alla passione del Signore.

Dopo la visita al simulacro della Madonna, posta fuori le mura della città, i numerosi pellegrini, che annualmente si recavano a Trapani, andavano a visitare e a venerare il SS. Crocifisso di S. Domenico.

In questa cappella si ammirano ancora due urne marmoree di un bel colore verde scuro, con basi e ornamenti di marmo bianco: su una di esse vi sono due putti portanti ciascuno lo stemma della famiglia Alfonso, e in mezzo a un Cristo con una croce in mano; sull'altra, ove è stato sepolto il signor Agostino Burgarella, vi e un S. Vincenzo Ferreri e ai lati due bei vasi mortuarii.

Adornano la chiesa altri tre sarcofagi di marmo, collocati vicino alla porta maggiore: appartengono tutti e tre alla nobile e ricca famiglia Sieripepoli, essendovi stati sepolti nel secolo XVII Vincenzo, Mazziotta e Francesco Sieripepoli.

In un angolo della chiesa vi è un antichissimo affresco, rappresentante S. Maria la Nuova, stato scoperto da pochi anni.

Nella sagrestia vi sono altri quadri e ritratti: fra i primi notiamo quello di S. Vincenzo Ferreri e quello dei SS. Apostoli Filippo e Giacomo; fra i secondi quello di Rosario Scavoni, di Andrea Polizzi e della regina Carolina d'Austria, benefattori della chiesa.

Fonte: Tratto dalla Guida di Trapani, di Marco Augugliaro del 1914.

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