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Chiesa S. Nicolò

Chiesa S. Nicolò

by Salvatore Di Fazio

In: Storia

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Sui delubri dell'antico tempio dedicato a Nettuno, sorse verso il 536 la chiesa dell'ascensione col rito greco. La chiesa fù fondata da Belisario quando venne a Trapani a discacciare i Goti.

Questa chiesa per antichità è la seconda che vanti Trapani e cambiò il suo primitivo nome in quello di S. Nicolò per la rinomata cappella innalzatavi dai Chiaramontani in onore di esso santo.

Per privilegio del re Martino la chiesa, tolta ai Chiaramontani, fu concessa alla città, e quindi pei bisogni dell'accresciuta popolazione venne elevata a parrocchia.

Carlo V, venuto a Trapani e alloggiato nel palazzo dei Mangiadaini, già dei Chiaramonti, posto dirimpetto alla porta laterale, donò alla chiesa un fonte di marmo, che aveva portato da Tunisi e che aveva servito pei lavacri del bey.

Nel 1564 per timore dei Turchi fu portata in città la statua della madonna di Trapani, e fu posta nella chiesa di S. Nicolò e nel 1626 vi fu creata l'istituzione religiosa detta del Quarantore circolare: ciò consta da due lapidi poste vicino alla porta laterale della chiesa.

I zelanti parroci, che si sono succeduti nel governo delle chiesa, l'hanno ingrandito e abbellito come meglio hanno potuto. La chiesa ha oggi la forma di croce latina con tre navate ed una sola porta principale rivolta a ponente.

All'esterno non presenta nulla di notevole, solamente sulla porta di mezzogiorno, dentro un apposita nicchia vi è collocato un mezzo busto in marmo, a forma di ermete, di S. Nicolò vescovo di Bari: è lavoro di Giacomo Tartaglio.

Nell'altare maggiore è degna di ammirazione la cona marmorea in basso rilievo, consistente in un Cristo risorto, avente a sinistra S. Pietro e a destra S. Nicolò. Il Cristo ha una fisionomia caratteristica con un leggero velo di mestizia, che fà ricordare i patimenti sofferti, porta nella mano destra la bandiera della vittoria, ed ha un ginocchio leggermente piegato in avanti come se stesse in atto di camminare; sotto i suoi piedi si vedono le teste di soldati romani, che fuggendo quardano il Cristo atterriti e stupefatti. Questa pregevolissima opera è del celebre Anotnello Gagini palermitano, eseguita nel 1560; i due santi laterali vanno attribuiti a quanche allievo del Gagini.

Sotto la cona si estende un gruppo di dodici apostoli, ritenuto pure del Gagini.

Sulle pareti del presbiterio si ammirano quattro bellissime pitture su tela di sconosciuto pittore, due di esse, poste al lato del vangelo, rappresentao il trionfo di Giuditta e quello di Davide, le altre due al lato opposto furono donate alla chiesa della Congrega di Carità e rappresentano la madonna del rosario e la Sacra cena.

Nel primo altare della navata sinistra, che corrisonde dirimpetto a quello del Crocifisso, vi è un quadro in pittura su tavola rappresentante l'Ascensione, questo quadro e antichissimo e si ritiene una copia di quello di Federico Zuccari. In questo altare sono posti alcuni mausolei contententi le ceneri dei cospicui personaggi trapanesi.

Nell'altare di fronte vi è Il Cristo spirante in corce in mezzo al Buon Ladrone e al Cattivo Ladrone, e sotto vi sono le statue della madonna e di S. Giovanni. Sono tutti lavori pregevoli di scultura in legno di Pietro e Giuseppe Orlando: il Cristo, piantato in croce in posizione regolare, è in atteggiamento di calma e di tranquillità; il buon ladrone, quantunque ha le menbra del corpo piantete disordinatamente, pure ha il capo chinato sul petto in atto di umilità e di rassegnazione e pare che abbia chiesto perdono prima di spirare; Il cattivo ladrone invece con quell'aria truce e con quella gamba che sembra volersi slogare dal femore, ci dimostra l'uomo incredulo, che è morto tra il dolore e la disperazione. La madonna e S. Giovanni, che vi stanno sotto, hanno un'spressione di profondo dolore; di quel dolore che resta impietrito nei cuori.

Anche in questo altare vi sono due mausolei, uno dei quali appartenne alla nobile famiglia Crapanzano.

Fra i quadri in pittura, che adornano i vari altari di questa chiesa, notiamo un S. Onofrio eremita, che riceve la comunione da un angelo, di Giuseppe Felice e due quadri di scuola bolognese rappresentanti uno il tripudio d'Israello e l'atro Davide, che con la dolce melodia dell'arpa restituisce la calma a Saulle. Questi ultimi due quadri, sono posti ai due lati della porta principale; vicino a uno di essi vi è un mezzo busto in marmo del parroco Antonio Fardella, opera dello scultore Andrea Tipa non completa, ma reputata rassomigliantissima.

Visitando questa chiesa sarà principlamente oggetto di ammirazione il bellissimo fonte battesimale, donato, come si è detto da Carlo V: questa gran vasca di forma circolare è tutta di un pezzo ed è di un marmo finissimo, diafano simile all'alabastro.

Fra i molti personaggi venuti ad ammirarlo ricordiamo Franceso I di borbone, che nel 1809, allora principe ereditario, volle venire appositamente a Trapani per vederlo.

In questa chiesa la signora Francesca Fardella, detta anche suora Eustacchia, addì 10 ottobre 1806 istituiva cinque legati di maritaggio di lire duecento ciascuno, da sorteggiarsi a cinque donzelle povere nubili della città.


Fonte: Tratto dalla Guida di Trapani, di Marco Augugliaro del 1914.

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