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Chiesa di San Francesco d'Assisi

Chiesa di San Francesco d'Assisi

by Salvatore Di Fazio

In: Storia

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Fra coloro, che seguirono l’esempio della santità della via del poverello di Assisi, e che come lui fondarono chiese e conventi in varie città, vi fu il beato Angelo da Rieti, il quale, abbandonata la sua casa e la sua patria, nell’anno 1224 venne a Trapani, e con un piccolo stuolo di frati, fondò la chiesa e il convento di San Francesco, secondo la regola del maestro. Chiesa e convento sorsero allora assai piccoli in una delle isolette poste fuori dalla città, e precisamente in quella detta delle Vergini, vicino il consolato degli Alessandrini.

La chiesa fu aperta al culto l’anno 1275 nel giorno del 25 marzo, e fu posta sotto gli auspici della Madonna Immacolata. Abolitosi il consolato degli Alessandrini, con l’annessa cappella dedicata a Santa Maria Egiziana, il convento ne approfittò per allargare le sue fabbriche.

Nella seconda metà del secolo XVI poi il padre conventuale Giuseppe Napoli, seniore, intraprese la riedificazione della chiesa e del convento dalle fondamenta, ma la morte non gli lasciò compiere i suoi disegni, era riserbato al degno suo nipote, che portava lo stesso nome, compiere un’opera così grandiosa, Costui infatti reggendo il patrio cenobio colla carica di provinciale chiamò a Trapani il padre Bonaventura Certo, secondando i desideri del Napoli, rese tanto la chiesa che il convento uno dei più belli ornamenti di Trapani.

La chiesa composta di una sola navata, ha la forma di una croce latina con quattro porte; due delle quali rivolte a levante, immettono in un portico ove si osservano le due statue di stucco di San Francesco e di San Domenico in atto di abbracciarsi.

L’interno delle chiesa è ammirevole per la semplicità delle linee architettoniche, per il suo largo cornicione, per i suoi pilastri rilevati dalle pareti e per le sue giuste ed esatte proporzioni. Comprende essa nove altari e quattro oratori tutti incavati.

Ammirevoli sono le diciassette statue di stucco di Cristoforo Milanti, che, al dire del Ferro, possono contrastare il vanto a quelle del Serpotta: rappresentano le virtù morali del Santo Patriarca, come la fortezza, lo zelo, la carità, la sapienza ecc. e alcuni pontefici dell’ordine francescano.

Quantunque non prove di difetti pure queste statue sono lavori di scultura che meritano di essere conservati, sia per la concezione, che per l’arditezza delle forme, se non altro, per mostrare ai posteri quello che seppe produrre l’arte Trapanesi nei tempi andati. Sopra ciascuna di esse vi è collocato un quadro in pittura, rappresentante un episodio della vita di San Francesco, e corrispondente alla virtù personificata dalla statua.

Fra le pitture importanti ricordiamo: un’immacolata, quadro molto grande situato nell’altare maggiore d’ignoto autore; una Santa Chiara portante la sacra pisside con una moltitudine di monache della sua rigida istituzione; e una Madonna di Trapani, adorata da S. Bonaventura e da alcuni frati dell’ordine, lavori di Domenico La Bruna.

Moti quadri e sculture, che erano in questa chiesa, sono oggi al museo; fra le sculture rimaste notiamo un crocifisso di naturale grandezza, che decora la seconda cappella dell’ala sinistra, ed è opera di Giacomo Tartaglio.

Maestosa è la cupola della chiesa, che s’innalza in mezzo ai due cupolini; uno dei quali era destinato per le campane dell’orologio, l’atro per le campane della chiesa.

Fonte: Tratto dalla Guida di Trapani, di Marco Augugliaro del 1914.

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